Museo di Casal de' Pazzi

Museo di Casal de’ Pazzi

A poca distanza dalla fermata della metropolita di Ponte Mammolo è possibile raggiungere il Museo di Casal de’ Pazzi detto anche Museo del Pleistocene. Un sito archeologico di recente realizzazione dove al cui interno è custodito un deposito geologico del Pleistocene Medio emerso durante le attività di urbanizzazione che avevano interessato l’area.

Il Museo del Pleistocene ha origine con il ritrovamento di una porzione dell’alveo di un antico fiume che scorreva 200.000 anni fa proprio dove oggi sorge la struttura museale gestita da Zetema per conto di Roma Capitale. Nel caso non lo sapeste Zetema è una società del Comune che si occupa di gestire il sistema di Musei Civici della Città e pertanto sul suo sito internet potrete trovare tantissime iniziative culturale molto interessanti e spesso completamente gratuite che possono sicuramente essere una valida alternativa al centro commerciale (ovviamente senza demonizzare i centri commerciali).

I biglietti gratuiti vengono inviati direttamente sulla casella di posta elettronica che comunichiamo all’operatore che risponde al servizio di prenotazione telefonico al numero 060608 (tutti i giorni 9.00-19.00) il quale ci comunicherà, di prassi, di presentarsi entro la mezz’ora precedente all’orario di visita prefissato. Per la prenotazione ovviamente sarà fondamentale lasciare i propri dati personali (nome, cognome, mail, telefono).

Devo riconoscere che il servizio di prenotazione funziona perfettamente senza la minima incertezza, anche in questo periodo di restrizioni dovute alla pandemia, in cui il Museo, per ovvi motivi, sta funzionando con personale ridotto. E’ bastato infatti presentarsi al cancello di ingresso con lo smartphone e comunicare il nominativo al custode il quale ha confermato senza esitazione consegnandoci i biglietti.

Museo del Pleistocene

Attraversato il Giardino Pleistocenico, che circonda il fabbricato, che dal sito internet ufficiale accoglie piante tipiche del Pleistocene che possono essere osservate da vicino (noi sinceramente non le abbiamo viste data la velocità con cui lo abbiamo attraversato) ci ritroviamo a salire le scale che ci porteranno all’interno della struttura nella parte più alta da cui comincerà il nostro viaggio a ritroso nel tempo.

La nostra esperienza immersiva comincia proprio dall’alveo del fiume dove, grazie a delle ricostruzioni virtuali, possiamo comprendere come era la vita degli uomini e degli animali sprofondando in un tempo lontanissimo in un’epoca geologica che prende il nome di Pleistocene.

Alveo di fiume pleistocenico

Ed è proprio sul fondo del fiume che si sono accumulati migliaia di resti rimanendo conservati fino ai nostri giorni perfettamente custoditi tra le sabbie e le rocce. Alcuni di questi resti sono esposti nelle vetrine del museo ed appartengono ad Ippopotami, Lupi Iene, Rinoceronti … animali oggi a noi impensabili sulle sponde dei nostri fiumi perché estinti ma che all’epoca popolavano il nostro territorio.

I resti più grandi sono stati trovati incastrati dietro una specie di barriera di tufo e sono soprattutto alcune pesanti e grandi zanne di Elefante Antico, che un tempo viveva lungo le sponde del corso d’acqua, a fare bella mostra, imponenti e maestose, nell’ambiente attiguo.

Zanne di Elefante Antico

Al termine della proiezione giungiamo nella sala espositiva dove possiamo ammirare i moltissimi reperti di fauna, flora, fossili e strumenti litici utilizzati dai nostri antenati.

Consiglio caldamente una visita a questo piccolo, ma non meno importante, Museo soprattutto ai residenti dell’area tiburtina perché sebbene il potenziale informativo, scientifico e storico di un museo possa essere indiscutibilmente slegato dal luogo questo in particolare finisce per contestualizzarne la storia del territorio e migliorarne i legami creando un senso di appartenenza con i cittadini.

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