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Mal di Pietre – Un libro di Milena Agus

Resta difficile per me rimanere oggettivo nella descrizione del racconto breve di Milena Agus, un piccolo libro di appena 120 pagine circa, la cui lettura scorre velocemente nonostante in alcuni punti sia stato costretto a ritornare sulle righe precedenti per rimettere ordine al caos, voluto mi auguro, di personaggi, concetti ed intrecci che si susseguono turbinosamente quasi a voler suscitare nel lettore l’empatia verso il personaggio principale descritto nel racconto della nipote. 

È evidente l’amore viscerale che la narratrice, la nipote, prova per la nonna quasi arrivando all’esasperazione della sua personalità e dei suoi sentimenti confusi, contrastanti e spesso colmi di sensi di colpa soprattutto nelle parti più crude del racconto. 

Ma facciamo un passo indietro e contestualizziamo il racconto.

Come detto precedentemente Milena Agus traccia e descrive le vicende di una donna Sarda nata nella prima metà del secolo scorso utilizzando l’espediente della nipote come narratrice biografica che ne racconta le sofferenze, le delusioni, le passioni e le compulsioni utilizzando abilmente la tecnica narrativa del flashback.

A fare da sfondo nella prima parte della storia vi è il caos della seconda guerra mondiale in una Sardegna prima brutalizzata dall’occupazione nazista e poi sfinita dai bombardamenti degli alleati dove la donna, oramai trentenne, si sposa suo malgrado, per volere dei genitori, con un uomo che era stato accolto nella casa di famiglia in seguito alla perdita di tutti i suoi affetti ed averi. 

Il matrimonio, non caratterizzato dall’amore tra i coniugi, trova la sua giustificazione per un senso di esdebitamento nei confronti della famiglia che lo accoglie da parte dell’uomo che decide di prendere questa figlia, bellissima ma fortemente disturbata, che nessuno in paese vuole in quanto additata come pazza come propria moglie.

La relazione, come ovvio, risulta fin da subito problematica con la descrizione di un marito, sebbene pur presente ed attento ai bisogni primari della donna, freddo e quasi privo di emozioni e trasporto verso la donna con la quale condivide il proprio tetto. Così come la donna che, molto più brutalmente, non si fa remore di manifestare il proprio disprezzo verso quell’uomo che non ama lasciando tutte le mattine il caffe ai piedi del letto come farebbe il padrone con il proprio cane.

Ricorrente nella prima parte del racconto il problema fisico della donna, che da sempre la affligge causandole forti stati febbrili e depressione e che le provoca aborti spontanei non consentendole di avere figli, su cui l’autrice pone un accezione particolare: il mal di pietre, che null’altro sarebbe se non la litiasi (i calcoli renali) prende un significato simbolico come se il personaggio fosse inabile a provare o trovare l’amore tema ricorrente e centrale del libro. 

Ed è proprio in questo punto che giungiamo nel bel mezzo del libro, sicuramente scelta stilistica voluta perché ci ritroviamo proprio nel centro delle circa cento pagine, dove a fare da spartiacque tra la prima e la seconda parte della storia e della vita del personaggio vi è il centro di cure termali di Civitavecchia dove la donna, su imposizione del marito, e del medico probabilmente, si reca da sola per curarsi e trova finalmente l’amore incontrando un reduce privo di una gamba che soffre dello stesso male.

Qui l’incontro, il reduce e le cure termali divengono un processo di purificazione, di catarsi, di pacificazione con se stessa ed il personaggio riesce a dare un senso alle sue sofferenze fino ad ora provate con la mancanza di quell’amore, perennemente desiderato, che ora può finalmente e liberamente esprimere. 

Da qui il parallelismo, azzardato oserei dire, con la passione travolgente e dannata, entrambi sposati, con Paolo e Francesca narrati da Dante Alighieri nella divina Commedia, ma destinata a finire al termine del loro soggiorno alle terme. 

Nella seconda parte, che coincide con la seconda parte della vita della nonna, avviene la nascita del figlio, il padre della voce narrante cioè la nipote del personaggio principale. Le condizione economiche della famiglia migliorano, la guerra sarà solo un lontano ricordo ma la passione ed il rimpianto per quell’amore segreto segneranno gli anni a venire e le vicissitudini familiari fino all’episodio di Milano dove la ricerca disperata ed infruttuosa per il reduce lascerà il passo all’accettazione definitiva dello stato delle cose.

La fittizia narrazione biografica avviene come detto precedentemente utilizzando la figura della nipote che svolge il ruolo di narratrice. La nipote pertanto ricostruisce le vicende familiari fino alla seconda generazione utilizzando la sua esperienza diretta, i racconti dei parenti ed una immaginaria fonte autografa, un fantomatico e riservatissimo taccuino della nonna che per tutta la durata del racconto resterà in sospeso fino al suo ritrovamento fortuito avvenuto casualmente tempo dopo la morte della protagonista e dalla cui lettura si chiude il racconto con un sorprendente finale che non posso rivelare.

Praticamente tutti i protagonisti non hanno un nome ad eccezione della nonna materna della narratrice, la signora Lia, anche lei segnata tragicamente dalle vicende della vita e privata forzatamente della possibilità di amare ma che differentemente dalla protagonista si richiude su se stessa condizionata fortemente dall’amarezza di una Sardegna ancora troppo lontana dagli usi e costumi del continente. 

Ad essere sincero ho trovato il libro molto scontato, banale ed il finale quasi prevedibile. I personaggi di contorno sono stereotipi ed in alcuni casi nemmeno vengono ritratti bene ma brevemente e senza spessore, quasi inesistenti, come le figure del padre e la madre della narratrice. Spesso la descrizione dei luoghi e più prolissa e doviziosa della storia stessa come se la scrittrice avesse la necessita di riempire dei vuoti narrativi inoltre risultano poco credibili alcuni passaggi estremamente spinti e volgari cosi come risulta poco credibile che una nonna del secolo scorso renda partecipe la propria nipote di confidenze cosi disinibite in un ambiente ed un’epoca storica caratterizzata da una grande castigatezza nei costumi ed una nipote riesca a descrivere in maniera così disinvolta le prestazioni della nonna utilizzando un linguaggio da postribolo.

Sopravvalutato, dimenticabile e superfluo ma ad ogni modo se qualcuno di voi vuole cimentarsi nella sua lettura durante un breve viaggio in treno oppure in tedio fine settimana lo potete acquistare come ho fatto io su Amazon al seguente link.

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